Il cinghiale di Adelchi, che mangiava come un leone

La storia si potrebbe riassumere cosí: tre sorelle si sposano con tre fratelli, poi litigano molto e muoiono quasi tutti.

I tempi sono i tempi belli e gloriosi dei miei amati longobardi, che giusto a questo punto si stanno per scontrare con i franchi.

I protagonisti sono da un lato i figli dell’ ultimo re longobardo Desiderio: Adelchi, e le sue sorelle Ermengarda* e Gerberga. Dall’ altro lato i figli della regina franca Bertrada (detta amorevolmente “Berta dai grandi piedi”): Carlo Magno (si, quello famoso), Carlomanno e Gisela.

Carlo Magno sposa Ermengarda, Carlomanno sposa Gerberga e Adelchi si fidanza con Gisela.

Adelchi, figlio del re longobardo Desiderio e di Ansa.

E poi succede il finimondo, piú o meno come con i reali inglesi ora ma in modo piú violento. Erano tempi violenti.

Carlo Magno ripudia Ermengarda (che va in convento a Brescia dalla sorella Anselperga, badessa, e poi muore “Sparsa le trecce morbide” ecc). Carlomanno muore in circostanze misteriose e Gerberga scappa in Italia dai suoi genitori, con il figlio maschio Autcaro (e i cronisti dell’ epoca hanno anche il coraggio di dire “senza motivo”).

Ermengarda, sorella di Adelchi, muore a Brescia dopo essere stata ripudiata da Carlo Magno

Carlo Magno dichiara guerra a Desiderio, suo suocero, e vince. Adelchi non sposerá Gisela ma a questo punto é il meno. Finirá i suoi giorni a Costantinopoli, da nobile ospite, e sempre tramando contro l’ex cognato per riprendersi il potere. L’Italia (che non era ancora Italia ma un territorio ex romano occupato dai Longobardi, tribu´germaniche) passa in mano ai francesi (che non erano francesi ma tribu’ franche capitanate da Carlo Magno)

Nel mezzo di questo bailamme succede un fatto -per noi- particolarmente interessante.

Una scena di caccia al cinghiale

Carlo Magno vittorioso riunisce i suoi uomini a Pavia (capitale dei Longobardi sconfitti) e offre loro il solito abbondante banchetto. Giravano grandi vassoi di selvaggina: cervi, orsi e buoi (selvatici) catturati nei boschi incolti dei dintorni. Tutti mangiarono come ci si aspettava nell’ alto Medioevo da un gruppo di nobili e generali dell’ esercito (cioè abbuffandosi fino a scoppiare) ma un soldato in particolare, seduto in fondo alla tavola,  si distingue per voracitá divorando un impressionante quantitativo di carne e lasciando sotto il tavolo un grande cumulo di ossa dopo averne succhiato perfino il midollo.

Carlo Magno, il grande re, futuro Imperatore del Sacro Romano Impero, resta senza parole.

Ma non, come potremmo credere, per il biasimo. Anzi”: “Costui mangia come un leone che divori la preda” dice ammirato, “deve essere un guerriero assai pregiato”.

Consumato il pasto, il soldato sconosciuto sparisce e a quel punto il Re si rende conto che non poteva che essere Adelchi, venuto in incognito a minacciare vendetta.

“Solo un re un principe di sangue reale -dice infatti Carlo Magno- poteva mangiare cosí voracemente”.

Sipario.

Scena di caccia al cervo

Nell’ alto Medioevo, lo abbiamo giá raccontato qui e qui) mangiare molto non era “un diritto” dei nobili bensí una loro caratteristica, un segno di nobiltá.


Le cronache dell’ epoca si soffermano compiaciute sulla voracitá dei presenti e sull’ abbondanza di carni: non sappiamo in dettaglio come, quel giorno, Carlo Magno abbia fatto cucinare orsi, cervi, cinghiali e buoi selvatici. E d’altra parte non suggerirei a nessuno di improntarsi una grigliata d’orso a casa, perché sarebbe scomodo, oltre che assolutamente vietato.

In Estonia pare ci sia un ristorante dove si puó mangiare carne d’orso con ricetta medievale (se a qualcuno interessa, lascio il link qui).

I buoi selvatici in italia non li abbiamo piú. Forse erano simili ai bovini domestici ma cresciuti liberi dell’ Argentina di oggi.


Quanto al cinghiale, invece, si puo’ ancora cacciare ed é protagonista di ricette contemporanee che per le loro caratteristiche potrebbero benissimo essere scambiate per ricette medievali.

Lascio una bella ricetta dell’ Accademia della Cucina del PUORCU SARVAGGIU ‘I SPRUMUNTI (cinghiale d’Aspromonte). Come ho detto in altri post, se non é vera, é verosimile: possiamo immaginarci Adelchi, mille e duecento anni fa, mangiare il cinghiale cucinato proprio cosí.

Un cinghiale prima di finire sullo spiedo

Ingredienti per 6 persone
1 sella di cinghiale foglie d’alloro prezzemolo
olio extravergine d’oliva aglio
sale e pepe

Fare frollare il cinghiale per una settimana; trascorso questo tempo, privarlo della cotenna, salarlo e spolverarlo di pepe. Preparare un trito di prezzemolo, aglio e alloro e cospargere con queste erbe la sella del cinghiale in ogni sua parte, irrorandola con olio, e infilarla poi nello spiedo.
Durante la cottura continuare a spennellare la carne del cinghiale con il condimento che sarà colato abbondantemente nella leccarda sotto lo spiedo.
Si tratta di una specialità molto rustica, dal gusto forte e caratteristico tipica delle zone montane della Calabria, in particolare dell’Aspromonte.


*sui nomi e le relazioni parentali di Desiderio e la sua famiglia c’e’ qualche dubbio, ampiamente riportato sui testi di storia piú o meno divulgativi. In particolare la figlia che Desiderio diede in sposa a Carlo Magno non sappiamo se si chiamasse veramente Ermengarda e quanto a Gerberga che sposa Carlomanno e, alla morte di questo, va a rifugiarsi da Desiderio, non si é certi fosse sorella di Adelchi. Rimandiamo ad altri spazi la discussione, questo é un blog di cucina.

Quanto all’ episodio di Carlo Magno che riconosce Adelchi, raccontato dai cronisti contemporanei, é stato ampiamente commentato da Massimo Montanari in vari testi, tra cui “Il pentolino magico”.

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