L’eleganza dei barbari

Ci sono affermazioni che mi fanno saltare i nervi. Che la pasta l’ha portata Marco Polo. Che i tovaglioli li ha scoperti Leonardo da Vinci. E che la forchetta l’ha inventata Richelieu.

Sulla storia della pasta soprassediamo, per ora e dei tovaglioli all’ epoca dei romani ho giá parlato qui.

Un servizio da viaggio di epoca Romana (I o II sec d.C.) ritrovato a Ventimiglia.
Oltre a coltello, cucchiaio e punteruolo richiudibili, si puo’ notare la forchetta.

Rimarrebbe la questione della forchetta. I romani, che l’avevano presa dai Persiani, che l’avevano presa dai Cinesi, la conoscevano giá. Non la usavano molto, prediligevano punteruoli e quasi solo per mangiare datteri e dolcetti al miele, per il resto a tavola utilizzavano mani (molto) cucchiai (a volte) e coltelli (poco, perché il cibo arrivava giá tagliato). Comunque la forchetta la conoscevano, e sicuramente in cucina giá la usavano.

Ligula, un punteruolo Romano

I barbari invasero ripetutamente l’impero romano affascinati proprio dalla maggiore civilizzazione e benessere che uno stato ordinato pareva offrire (e se ci sono polemiche sulla parola “civilizzazione”, apriamole pure, ma questa affermazione é piuttosto accettata tra gli storici). Con un comportamento che, visto da lontano, sarebbe di grande fascino per qualunque psicologo, per alcune centinaia di anni prima e dopo la “caduta dell’ impero romano”, varie tribú barbariche si dedicarono a distruggere ció che amavano. Poi se ne impossessarono, poi impararono a conviverci, poi diedero il meglio, prendendo il meglio, e crearono quel crogiuolo di razze e culture che permise al medioevo di sfociare nel rinascimento (e a Richelieu di portare a tavola le forchette).

Il re Rotari (si legge Rotári) é un pó un punto di svolta in questo processo.

Re Rotari

Giá duca di Brescia, fu scelto dalla regina vedova Gundeperga come marito e quindi re (i Longobardi facevano cosí. Prima di Gundeperga anche Rosmunda e Teodolinda, regine, avevano scelto il loro re, non sappiamo con quante pressioni da parte degli altri duchi).

Rotari é passato alla storia soprattutto per L’editto di Rotari, promulgato a Pavia, capitale del regno Longobardo alla mezzanotte tra il 22 novembre ed il 23 novembre 643. E’ il primo codice di diritto longobardo, scritto prevalentemente in latino (ma con frequenti parole di origine longobarda utilizzate per gli istituti che non erano presenti nel diritto latino). Oltre che di grande interesse sociologico (é una delle poche fonti che abbiamo su usi e costumi dell’ epoca), é un bell’ esempio di come i Longobardi seppero “assorbire” le parti piú evolute della cultura latina, come per esempio l’idea che una legge scritta permette una convivenza piú armoniosa.

L’editto di Rotari

Noi comunque stavamo parlando di forchette.

Nella copia del libro di leggi longobarde del Monastero della Cava, si vede Re Rotari impungare forchetta e coltello seduto a tavola.

Re Rotari mangia con coltello e forchetta (Leggi Longobarde, copia del monastero della Cava)

Dobbiamo anche ai longobardi (o alle invasioni barbariche in generale) la perdita dell’ abitudine romana (mutuata dai greci) di mangiare distesi e con tavoli bassi. Le poche illustrazioni di banchetti altomedievali che abbiamo chiariscono giá che anche i re stavano seduti a tavola e non stravaccati sui divani.

L’uso della forchetta forse arrivava ai longobardi dai bizantini, gli imperatori romani “d’oriente”: benché nemici sul campo di battaglia, le influenze culturali incrociate furono molto forti.

Non ebbe, pare, grande diffusione comunque la forchetta (non che abbiamo grande disponibilitá di fonti per quegli anni, comunque).

Ne troviamo ancora una raffigurazione nel De cibis del trattato De universo di Rabano Mauro (sec X-XI)

De Cibis – Rabano Mauro

E poi torniamo a sentirne parlare nel XI secolo quando San Pier Damiani decide di mettere in guardia i fedeli Veneziani dai lussi orientali e se la prende con la povera Theodora, moglie del doge, che oltre a lavarsi solo con acqua piovana (e chi conosce i canali di Venezia puo’ anche capirla), pretendeva di mangiare con forchettine d’argento o d’oro a due o tre punte.

Una forchettina a due rebbi come quelle usate dalla dogaressa Theodora.

I “barbari” dell’ alto medioevo dunque, arrivati in Italia impararono anche a stare a tavola. Con buona pace di Richelieu.

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