Una frittata da spezzare il cuore

E’ la storia di un addio. Anzi, di tre. Di certo doloroso per chi lo ha visto negli anni Settanta con nel cuore, molto presente, lo sfacelo anche sentimentale della guerra. E doloroso ancora anche per noi, che di guerre per fortuna non sappiamo quasi niente, ma di separazioni laceranti, cuori rotti e treni che partono, con le nostre vite apolidi, sappiamo anche troppo.

I Girasoli (1970). Un film (un altro) di grandi nomi. Soggetto e scenaggiatura di Tonino Guerra, Georgij Mdivani, Cesare Zavattini. Regia di Vittorio De Sica. Protagonisti: Sofia Loren, Marcello Mastroianni.

Lo strazio inizia dal titolo “floreale”, tutt’ altro che leggiadro, che fa riferimento ai campi di girasoli, in Russia, dove furono seppelliti soldati e civili durante gli scontri della Seconda Guerra mondiale. E’ qui che Giovanna (Sofia Loren) va a cercare il suo giovane marito Antonio (Marcello Mastroianni) disperso dopo la ritirata dal Don.

Travolti dalla passione a Napoli, proprio nel ’43, la guerra li aveva separati pochi giorni dopo il matrimonio. Primo addio.

Ma quando Giovanna, in un paesino vicino a Mosca, ritrova finalmente traccia di Antonio, conosce anche la sua nuova moglie e la loro figlia bionda.

Secondo addio, in stazione: colpa, richiesta di perdono, ricordi, negazione, orrore, pace, tutta una vita in un gioco di sguardi di pochi secondi.

Passa ancora qualche anno, Antonio torna a cercare Giovanna a Milano. Sono due adulti. Non c’e’ traccia dei ragazzini appassionati ne’ dei giovani travolti dalla guerra. Ora anche Giovanna ha un figlio, da un altro uomo: a fermarla, questa volta, non é il destino sconvolgente, ma una decisione ordinata di responsabilitá, se possibile ancora piu’ crudele del destino. Preferisce non seguire Antonio, non rovinare due famiglie. Terzo addio, lunghissimo, in stazione Centrale a Milano e, per fortuna, dopo questo finisce il film.

Prima dell’ orrore, della guerra e degli addii, la scena madre del viaggio di nozze é occupata da una grande frittata. Nel bel casale lombardo della madre di Antonio, vediamo Mastroianni ai fornelli e la Loren impacciata a preparare la tavola. Allo stupore di Giovanna sull’ enormitèa della frittata, Antonio risponde: “la prima notte di nozze mio nonno mangiò una frittata con 24 uova”. Una scena improbabile, quasi una gag in un film tutt’altro che ridicolo, che vuole, forse, raccontare, l’intensitá dei gesti semplici, che non arriveranno mai a diventare quotidiani, prima di una tragedia tutto sommato annunciata.

La scena (nel primo video di questo post), non concede molto al “realismo foodie” dei film moderni, ma volendo fare un commento culinario, possiamo notare che la frittata non viene mai girata, e viene ribaltata sul piatto solo al momento di servire, proprio come suggerisce l’Artusi.

Simpatico anche lo scambio di battute sull’ uso del burro, tipico del nord, invece che l’olio, come suggerirebbe Giovanna, napoletana.

Quanto alla ricetta, è semplicissima, e sono gli attori stessi a darla: 24 uova, olio, sale, pepe. Sbattere molto (su questo punto Artusi avrebbe un mancamento, e non solo lui), vuotare in un tegame con molto burro (dice Antonio), mescolare in modo che si cuocia uniformemente fino a quando inizia ad attaccarsi sul fondo. A quel punto terminare la cottura, coprire con un piatto, e girare prima di servire in tavola. Accompagnare con vino di botte, e un gran pezzo di pane.

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