Garibaldi e un “cappellino” da servire in tavola

Di Garibaldi non posso scrivere quasi nulla: lo hanno talmente studiato e analizzato, che per qualunque affermazione c’e’ almeno una teoria che afferma il contrario. Fu eroe, brigante, ingenuo, brillante, onesto, guerrafondaio, pacifista. Non lo so.

Un’ immagine di Garibaldi con poncho e bonetto

Per schivare le polemiche politiche, posso almeno parlare di come si vestiva: jeans dei marinai genovesi (davvero! Lo dice anche Fashion Network), giubba rossa dei macellai uruguayani (questo lo dicono i libri di scuola di quarta elementare, cercate lí se non vi fidate), poncho da gaucho e un cappellino. Ecco, il cappellino ci interessa. Molto simile ad un fez o a un bonetto, nell’ Ottocento si chiamava “cappello da fumo” ed era abbastanza comune. Il “nostro” eroe lo amava molto e ne aveva un’ampia collezione, per questo passo´a chiamarsi “cappello alla Garibaldi”. Ma i Napoletani liberati (o occupati, secondo i punti di vista) nel 1860 lo avevano italianizzato in “coppola”.

Uno dei copricapi appartenuti a Garibaldi, 1860 c.ca (la foto l’ho presa qui)

Comunque lo si voglia chiamare, era diventato uno dei tratti distintivi di Garibaldi e proprio in suo onore (di Garibaldi e del cappello) si diffuse nella Campania di fine Ottocento un timballo di pasta dal nome evocativo: “coppola di Garibaldi”. Qualcuno dice che la ricetta risalga esattamente al 26 Ottobre 1860, il giorno in cui l’Eroe dei due Mondi regaló a Vittorio Emanuele le sue recenti conquiste. Teano e vari paesi vicini ne rivendicano la paternitá. Siccome non ho trovato fonti ufficiali riguardo al fatto che la ricetta abbia una data di nascita specifica mi limito a riportarlo come una possibilitá. Quel che ci importa é che verso fine ottocento qualcuno rivestí di prosciutto cotto una pirofila cilindrica, ci infiló un timballo, lo dedicó al cappellino dell’ eroe barbuto e l’idea evidentemente piacque, perché passó alla tradizione.

Garibaldi e Vittorio Emanuele II a Teano

Piace anche a me, l’idea. Non solo perché -adesso lo dico- a me Garibaldi come figura storica sta proprio simpatico (e deve essere stato fighissimo, tema al quale dedicheró un post) ma anche perché i timballi sono comodi. Si preparano nel pomeriggio, si infornano 40 minuti prima che arrivino gli ospiti, si sfornano quando i primi suonano alla porta e si servono tiepidi 30 minuti dopo, il tempo giusto per l’aperitivo.

Ecco la ricetta, le dosi sono indicative:

Una possibile esecuzione della Coppola di Garibaldi presa da qui (v. disclaimer a fine post)

INGREDIENTI

  • 1 kg pasta (tradizionalmente tagliatelle all’ uovo) , 1 lt besciamella morbida, 300g parmigiano gratuggiato
  • 500 g tra piselli cotti al vapore e funghetti rosolati in un trito di cipolla
  • 300 g di provola a pezzi
  • 250 grammi di prosciutto cotto e burro per la teglia

PROCEDIMENTO

Bollire la pasta in acqua salata, scolarla al dente e mischiarla con besciamella e parmigiano.

Imburrare una teglia, rivestirla di prosciutto cotto e versarvi uno strato di pasta. Riempire con uno strato di verdura (piselli e funghetti giá cotti) e uno di provola. Continuare con uno strato di pasta, uno di verdure e formggio e ancora uno di pasta. Infornare a 190 gradi per 50 minuti e lasciar raffreddare 30 minuti prima di servire.

ATTENZIONE! LE FOTO NON SONO MIE. LE HO PRESE IN PRESTITO DA QUI (GRAZIE!). IO LA RICETTA L’HO PROVATA VARIE VOLTE IN PASSATO, MA NON L’HO FOTOGRAFATA E ORA NON FACCIO IN TEMPO. APPENA LA CUCINO DI NUOVO SOSTITUIRO’ LE FOTO!!

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