‘Andare a Canossa’ (e fermarsi a cena)

“Andare a Canossa”  in italiano, ma anche in inglese, tedesco, francese ed ebraico, vuole dire umiliarsi, sottomettersi a un nemico.

Niente di divertente, dunque.

E anche la storia in effetti non é affatto divertente: nel 1077 Enrico IV, futuro Imperatore del Sacro Romano Impero dovette aspettare per tre giorni e tre notti scalzo, vestito solo di un saio e con il capo coperto di cenere di essere ricevuto e perdonato da Papa Gregorio VII nel castello di un paesino emiliano -Canossa, appunto. 

Sotto ad una bufera di neve (e sa il cielo che freddo fa in Emilia in Gennaio) il poveretto, che era stato scomunicato, rimase inginocchiato dal 25 al 27 Gennaio davanti alla porta chiusa della Granduchessa Matilde (della quale abbiamo parlato qui).

Enrico IV a Canossa

Il papa perdonó l’Imperatore -che per altro poco dopo ricomincio’ a comportarsi malissimo e ad attaccare in armi non solo il Papato ma la stessa Matilde.

Piu’ o meno la storia che si racconta arriva qui -o addirittura si ferma alle gradinate del castello: neve vento fulimini e saette e cenere in testa.

Ma c’e’ un seguito! Perché dopo il perdono del Papa, Matilde, grande anfitriona come suo padre, organizó un banchetto di piú di venti portate che duró tutta la notte. E’ passato alla storia come “il banchetto della riconciliazione”. Non abbiamo il menu completo ma conosciamo alcuni servizi: zuppa di ceci, arrosti di bue aromatizzati alle erbe, selvaggina, cinghiale. Un vitello arrosto che conteneva pernici e fagiani e infine il raffinatissimo “blanc manger”, il biancomangiare, il “manjar”.

Il “bianco mangiare”, presente nella cucina medievale di tutta europa, era una crema dolce, fatta battendo a lungo petti di pollo, mandorle e zucchero e addensata con poche cucchiaiate di farina di riso. In Quaresima il pollo era sostituito da filetti di pesce bianco.

Da notare che il riso -conosciuto fin dai tempi dei greci- non era coltivato in italia ed era quindi considerato una spezia preziosa per i decotti o un addensante. Anche lo zucchero era conosciuto da tempo e considerato una curiosa raritá, ma nel Mille aveva incominciato a diffondersi e nella cucina dei ricchi era presente come dolcificante.

La cucina medievale e’ una cucina fortemente simbolica, e il colore candido “come neve” del “biancomangiare” lo rende un dolce particolarmente adatto ai palati nobilissimi e ad un’ occasione di purificazione come il Banchetto di Riconciliazione di Canossa.

La ricetta, dunque, dell’ Anonimo Toscano (1300)

INGREDIENTI: 3 lb di mandole, 1/2 lb riso, 4 capponi, 2 lb di strutto, 1,5 lb zucchero , 1/2 qt chiodi garofano, Acqua di rose

PROCEDIMENTO: Se uuoli fare blasinangieri per xij. signori tolli .iij. libre di mandorle e t una meza dì riso et .iiij. capponi et due libre di sugnactio fresclio et mczo (piarto di garofani et serba .1. m andorle monde et lautre faem acinare et stem pera con acqua chiara etcolale bene et tolli lo riso bene lauato a treacque et rasciugalo bene colla touallia etfallo pestare et stacciare et tolli petti dipolli et falli uno poco lessare et fdali sotili et falli istare tutta nocte nel lacte dellemandorlo et struggi lo sngnaccio in unapentola per se et m etti a fuoco lo lacte etserbane due iscodelle et quando il laete bollebene stempera la farina dello rìso con questo laete crudo et mettilo a bollire et tienloindietro in su la brasia et m etti ineonlcnente le polpe fdate et inetti del zuccaro in quantità et quando c bene cotto poni in prima sopra le scodelle un poco d’acqua rosata poi zucearo poi mandorle soffritte et bianche c poi garofani dubbiano dato uno bollore in acqua. Questa uiuanda uuolc essere bianche come nieue e spessa, c stretta.

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