Vestiva di rosso, Garibaldi.
Questo e´un altro dei pochi fatti su cui siamo tutti d’accordo riguardo all’ eroe dei due mondi.

Vestiva di rosso fin dal 1843. Dopo aver vissuto e combattuto a Rio Grande do Sur, infatti, era andato a Montevideo e aveva iniziato una vita quasi tranquilla con la sua Anita e i figli piccoli, dedicandosi all’ insegnamento e al piccolo commercio. Ben presto pero’ si era fatto coinvolgere in una nuova battaglia. Armata la Legione Italiana contro le truppe Argentine di Rosas, risolse il problema della divisa acquistando in sconto una partita di stoffa rossa, destinata originariamente ai macellai (in realtá ai “saladeros”) e rimasta invenduta a causa della guerra. Divenuta simbolo di coraggio e libertá in tutto il mondo (lo abbiamo giá detto, Garibaldi aldilá dei giudizi di merito che possono variare, giá in vita e prima dell’ impresa dei Mille era una “pop star” internazionale), fu adottata anche dai Mille per l’impresa che diede il via all’ Unificazione dell’ Italia.

Verrebbe una gran voglia di dilungarsi sulla meraviglia dell’ esistenza di una “legione Italiana” 17 anni prima che esistesse una nazione italiana. Ma ci atteniamo al nostro scopo e andiamo dritti alla ricetta.
Garibaldi vestiva di rosso, dunque.
E i Napoletani, contenti o no di essere stati liberati, lo sapevano benissimo.
Cosí nella seconda metá dell’ Ottocento per le strade di Napoli si vendeva la pasta “tre garibarde”, cioè con il pomodoro. Era dunque rossa “come Garibaldi”. Costava tre soldi e aveva tre ingredienti (pasta, formaggio e sugo).

La versione tradizionale e piú economica si chiamava “o doje” (il due), costava due soldi ed era fatta solo di due ingredienti: pasta e pecorino.
Va infatti ricordato che la pasta classica, fin dal Medioevo ma anche nell’ Ottocento avanzato, era condita solo con il formaggio. I pomodori erano conosciuti dal Cinquecento ma poco usati in cucina.
Ecco la versione della pasta “Tre Garibarde”:

In una pentola capiente far scaldare 4 litri d’acqua. Quando bolle vigorosamente, aggiustare di sale e buttare 400g di spaghetti. Scottare gli spaghetti per 2-3 minuti fino a quando non perdono la rigiditá esterna. Intanto tagliare a pezzetti 400 g di pomodori freschi (meglio Sanmarzano) e farli asciugare anche questi a fuoco vivo per 3-4 minuti in una padella. Quando gli spaghetti hanno perso rigiditá, trasferirli nella pentola dei pomodori aggiungendo eventualmente alcuni cucchiai di acqua di cottura e finire la cottura.
Spolverare con pecorino e servire.