Bebo, Bube, Cassola e quelle minestre al vino che fanno nostalgia.

Nada Giorgi, classe 1927, era la ragazza di Bebo. Non di Bube. Ma Carlo Cassola li rese eterni, Nada e Bebo, con i nomi di Mara e Bube. E la coppia di bellissimi Claudia Cardinale e George Chakiris (quello di West Side Stories) diede loro anche un volto. Anche se un volto, a dire il vero, loro l’avevano giá, e anche un carattere, assai diverso -almeno a quanto racconta la vera Nada- dal carattere capriccioso della “Mara” interpretata da Claudia Cardinale.

Nada e Bebo – la coppia che ha ispirato il romanzo “la ragazza di Bube” di Cassola

Ma andiamo con ordine. E’ il Maggio 1945, neanche un mese dopo la Liberazione del 25 Aprile. Renato Ciandri, classe ’24, di Volterra, partigiano, rimane coinvolto in una sparatoria a Pontssieve. Prepotenza di un maresciallo, rabbia dei compagni, un minorenne che non doveva esserci e non doveva essere armato. Il figlio del maresciallo uccide un amico di Renato che, per reazione, spara. E anche lui uccide. Consigliato dai compagni, invece che costituirsi -ed essere probabilmente, nuovamente, amnistiato come lo era stato per precedenti insubordinazioni nel periodo della Resistenza- fugge in Francia. Il clima politico in Italia, peró, cambia, e non a favore dei partigiani comunisti. Bebo sará condannato a 19 anni di carcere, e la sua Nada, come nel libro, sempre convinta della sua completa innocenza, deciderá di aspettarlo.

Ancora Nada e Renato

Carlo Cassola conosceva bene le vicende della resistenza nella zona di Volterra perché vi aveva lui stesso preso parte. Nel 1960, giá famoso, pubblicó La Ragazza di Bube che ebbe subito grande successo, fu tradotto in 72 lingue e vinse il premio Strega. I protagonisti della vicenda, non nascosero di non riconoscersi affatto nei protagonisti e per quanto grati di un’ inaspettata fama rivolsero (soprattutto Nada, che non finí mai di leggere il libro) alcune critiche allo scrittore che aveva travisato i loro caratteri e la loro storia.

Premio Strega 1960: LA RAGAZZA DI BUBE, di Carlo Cassola

Nel 1963 uscí il film, con la regia di Comencini. Alla stesura prese parte lo stesso Cassola.

Diverse le critiche, soprattutto vedendolo con occhio moderno. Parecchie peró le scene legate al cibo: per questo il film é un’ eccellente fonte per “storiaincucina”.

In un villaggio di contadini, devastato dalla guerra e dalla povertá, un’ improbabile Mara- Claudia Cardinale- con permanente perfetta e abitino attillato nero, e trucco anni Sessanta, si aggira tra le rovine. Arriva Bube, detto “il Vendicatore”, partigiano e compagno del fratellastro di Mara, caduto in battaglia.

Bube rimane a cena nella casa semplice, ma pulita, della famiglia ancora in lutto per il figlio morto in azione: una scodella di minestra e mezzo bicchiere di vino é tutto quello che possono offrire all’ ospite. Vino che finisce nella minestra in un gesto da contadini, che ora passa ad essere “gourmet”. “Il ricco mangia polli arrosto, il povero una minestra di cavoli, e ora poi porcoboia anche senza sale, che é sparito anche alla borsa nera” chiosa il padre di Mara.

Bube va via, e lascia ad aspettarlo al villaggio Mara, che sale e scende da carri tirati da buoi e fa lavori pesanti sempre perfettamente truccata e pettinata, e con l’inseparabile “little black dress”. Finalmente Bube ritorna, ma solo per mezza giornata. Mara lo presenta ad un’ amica invidiosa mentre lui va a chiedere allo spaccio, giá occupato dai soldati Americani, se c’e il servizio di trattoria. Noi guardiamo il villaggio, e l’insegna dello spaccio sicuramente shubby ma non ancora “chic”.

Bube si allontana di nuovo, prima a Volterra e poi a San Donato vicino a Firenze. Inizia a lavorare, con alcuni compagni. Scrive poche lettere, non molto sentimentali, e manda regali per la madre di Mara. Passa tempo, riaprono le poste e arrivano lettere di Bube ogni settimana. Mara lo attende per mesi ma quando ritorna, e chiede al padre della ragazza il permesso di fidanzarsi, lei si offende. Passano altri mesi, e altri minuti di film fino a quando, al minuto 24,07 ricompare Bube, e compaiono anche le “gomme americane”, in bocca a Mara, che mastica rumorosamente, e anche al suo fratellino.

Quando Bube arriva, Mara é a un ballo di Paese e decide, per scaramuccia, di non andare dal fidanzato, rimasto assente cosí a lungo. Al fratellino di Mara spetta di fare la spola tra i due fidanzati scontrosi, e al terzo “digli che venga lui/lei”, si ristora dalle fatiche dell’ andarivieni con un bicchierone di aranciata San Pellegrino.

Finalmente la scena si muove dal paese. Bube chiede al padre di Mara il permesso di portarla a Volterra e presentarle la famiglia. Lei, per quanto sempre molto attratta da Bube, é seccata che la domanda venga posta al padre. Non vorrebbe andare ma in cambio della promessa di un paio di scarpe nuove, cede di buon grado. Con Mara, e Bune dai modi spicci, andiamo al mercato e poi entriamo in un negozio del centro: le scarpe sono “di serpente” con una striscia nera in mezzo. Uno sguardo in trattoria, prima di andare all’ aperitivo del bar centrale, ci permette di vedere la devastazione e al tempo stesso la voglia di ricostruzione. Tra le rovine e i cartelli di ricerca dei dispersi in guerra, i tavoli sono perfettamente apparecchiati, con tanto di brocchetta d’acqua di cristallo :

L’aperitivo é in piazza, all’ immancabile Bar Garibaldi. Due vermuth e una pasta

Del pacchettino al tavolo dell’ aperitivo non sapremo piú nulla, forse un errore di montaggio. Torniamo invece alla trattoria, che ora é piena. I due si siedono con un amico, che sta mangiando spaghetti. Con cucchiaio e forchetta.

La polizia é sulle tracce di Bube che dopo una breve visita a sua madre e sua sorella, é costretto a nascondersi con Mara in un capanno. Unica distrazione concessa: sigarette in uno spaccio di campagna.

Nel capanno, finalmente, il film arriva a trasmettere u po’ del pathos della vicenda: dopo una notte d’amore in clandestinitá, i compagni di Bube la mattina lo portano via. Il saluto a Mara, che aveva appena fatto in tempo a diventare un po’ meno capricciosa, é fugace. Bube é nascosto, forse in Russia, e rischia l’ergastolo.

Mara non resiste alla vita in paese senza di lui, e per distrarsi va a lavorare in una stireria in cittá. Nelle pause dal lavoro le ragazze mangiano fette di pane e marmellata che comperano in un banchetto finalmente un po’ meglio assortito di salumi e formaggi.

In cittá la vita lentamente ricomincia. Lungo le strade compaiono cartelloni del cinema, e per le vie venditori di Caldarroste. Mara conosce Stefano e non avendo da mesi notizie di Bube, inizia una tiepida relazione con lui.

Stefano é assolutamente perfetto. Bello, gentile, galante, discreto. Scrive poesie e racconti. Ala ragazza trova anche un lavoro alla tipografia, permettendole di lasciare quello, piú faticoso, di stiratrice. Benché sedotta da Stefano, Mara non smette di pensare a Bube, che nel frattempo é stato estradetto dalla Yugoslavia e arrestato al confine. Il film ha un finale non inatteso ma molto dolce. Non vogliamo raccontare oltre, ma godiamoci come ultima la scena in cui Mara e Stefano, fuori dalla tipografia, fanno una pausa con splendidi panini ripieni. Poco dopo si separeranno, ognuno chiamato dal proprio destino

FILM COMPLETO -LA RAGAZZA DI BUBE 1963

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